Alle
porte di Gerusalemme, su una collina verde che domina una fertile
valle, c'è un piccolo villaggio in cui i bambini ebrei, arabi
musulmani e cristiani studiano in classe insieme, giocano insieme
e vivono insieme.
Si chiama Nevè Shalom/Wahat ad-Salam che, tradotto in
italiano, vuol dire Oasi della pace. Il nome viene ripetuto due
volte, in ebraico e in arabo, le due lingue parlate dai suoi
abitanti.
La sua storia s’intreccia con quella del suo fondatore, padre
Bruno Hussar, morto un anno fa all'età di 85 anni, e che amava
definirsi «l'uomo dalle quattro identità».
Nato al Cairo, da genitori ebrei ungheresi, diventato al
termine di un itinerario spirituale prete domenicano e, infine,
cittadino d'Israele, padre Bruno si dedicò presto al dialogo tra
le religioni monoteiste (ebraismo, cristianesimo e islam) e a far
capire agli uomini il significato della pace. Egli era convinto
che i credenti hanno bisogno di conoscersi da vicino. Esiste
forse, si chiedeva, un modo migliore per conoscere il «nemico
storico», se non quello di vivergli accanto e scoprire la sua
cultura e le sue tradizioni?
Nasceva così, agli inizi degli anni '70, tra mille difficoltà
e in una zona allora arida, l'Oasi della pace che conta oggi 30
famiglie, metà arabe, metà ebree. Nella piccola scuola che
raccoglie 80 bambini e in cui le lezioni si svolgono sia in arabo
sia in ebraico si impara soprattutto a tessere rapporti di pace.
Un’esperienza forte è la «Scuola della Pace», aperta ai
ragazzi più grandi e agli adulti (finora ne sono passati 15
mila), dove si frequentano brevi corsi sulla pace e sulle tecniche
per sentire le ragioni dell'altro.
Al suo funerale, i bambini della scuola hanno cantato «io e te
cambieremo il mondo».
a.d.