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Supplemento d'anima
Nève Shalom
  Un villaggio dove ebrei, musulmani e cristiani imparano e insegnano la pace
di a.d.
Anno I - N.2 - marzo 2005
  Alle porte di Gerusalemme, su una collina verde che domina una fertile valle, c'è un piccolo villaggio in cui i bambini ebrei, arabi musulmani e cristiani studiano in classe insieme, giocano insieme e vivono insieme.

Si chiama Nevè Shalom/Wahat ad-Salam che, tradotto in italiano, vuol dire Oasi della pace. Il nome viene ripetuto due volte, in ebraico e in arabo, le due lingue parlate dai suoi abitanti.

La sua storia s’intreccia con quella del suo fondatore, padre Bruno Hussar, morto un anno fa all'età di 85 anni, e che amava definirsi «l'uomo dalle quattro identità».

Nato al Cairo, da genitori ebrei ungheresi, diventato al termine di un itinerario spirituale prete domenicano e, infine, cittadino d'Israele, padre Bruno si dedicò presto al dialogo tra le religioni monoteiste (ebraismo, cristianesimo e islam) e a far capire agli uomini il significato della pace. Egli era convinto che i credenti hanno bisogno di conoscersi da vicino. Esiste forse, si chiedeva, un modo migliore per conoscere il «nemico storico», se non quello di vivergli accanto e scoprire la sua cultura e le sue tradizioni?

Nasceva così, agli inizi degli anni '70, tra mille difficoltà e in una zona allora arida, l'Oasi della pace che conta oggi 30 famiglie, metà arabe, metà ebree. Nella piccola scuola che raccoglie 80 bambini e in cui le lezioni si svolgono sia in arabo sia in ebraico si impara soprattutto a tessere rapporti di pace.

Un’esperienza forte è la «Scuola della Pace», aperta ai ragazzi più grandi e agli adulti (finora ne sono passati 15 mila), dove si frequentano brevi corsi sulla pace e sulle tecniche per sentire le ragioni dell'altro.

Al suo funerale, i bambini della scuola hanno cantato «io e te cambieremo il mondo».

                                                                 a.d.