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Questo
che pubblichiamo è uno spaccato di vita della Chiesa
pinerolese, fatto da don Morero sul filo della memoria
personale. È una lettura un po’ particolare, di taglio
sociologico, fatta da cronista, non da storico, quindi molto
parziale, che si offre come spunto per una discussione sullo
stile e il clima di quegli anni.
Questa è una terra singolare anche per la singolarità
della sua Chiesa, che intanto non è una, ma due, forse
anche di più.
Non ho che da raccontare, poiché vi sto dentro, non solo
per il santo battesimo che sarebbe bene non mai dimenticare
perché è fondamentale, unico e per tutti (e battesimo vuol
dire professione della fede, innesto su Cristo Signore
nostro tutto, Spirito Santo germe di vita e dinamismo
continuo), ma anche per esser stato ordinato prete che ha
molti e diversi significati a seconda della propria
ecclesiologia. In quella un po' trionfalista dei
primi anni prete per il potere, la qualifica, la distinzione
(ma è una ecclesiologia che mi è durata poco), in quella
carica di speranza durante gli anni del Concilio
prete in ricerca con tanti problemi, in quella ministeriale
e quindi il gusto di comprendere e di comunicare, in quella clericale
con tutti i vizi e le virtù di un potere di questo mondo,
nell'ecclesiologia agapica o della fraternità prete
che si sorprende o si smarrisce.
Ma non c'è che da raccontare.
Ho cominciato all'Oasi di Sant'Agostino di don Giuseppe
Ricca, uno dei tre preti inventori, precursori e un po'
carismatici degli Anni '50 e oltre. Gli altri due sono don
Giovanni Barra e don Giuseppe Guglielmino. Sono però
arrivato all'Oasi dopo il periodo della sua prima origine,
quando quel moderno caseggiato appiccicato alla roccia su
cui regge la Visitazione non era più il rifugio dei
profughi del Polesine o la casa di accoglienza per i più
poveri del Quartiere, che era allora il più povero e il più
degradato della città, ma un collegio-convitto per
giovanissimi studenti di periferia. […] Convitto, dunque,
ed io assistente. Allora si diceva e si ripeteva a iosa che
il prete dei giovani doveva stare con i giovani in maniera
più ampia e diretta possibile, come già avveniva
all'Oratorio San Domenico e in altre parrocchie, ove i
giovani arrivavano tutte le sere e non c'era Tv o
conventicola clericale per il prete vice-parroco, tutto
votato ai bambini, ai ragazzi e all'Oratorio. All'Oasi la
permanenza fra questi adolescenti era piena.
(1.Continua) V.Morero, Pinerolo a
memoria
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