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Una chiesa da raccontare
Pinerolo a memoria (1)
  di Vittorio Morero
Anno I - N.2 - marzo 2005
 

Questo che pubblichiamo è uno spaccato di vita della Chiesa pinerolese, fatto da don Morero sul filo della memoria personale. È una lettura un po’ particolare, di taglio sociologico, fatta da cronista, non da storico, quindi molto parziale, che si offre come spunto per una discussione sullo stile e il clima di quegli anni.

Questa è una terra singolare anche per la singolarità della sua Chiesa, che intanto non è una, ma due, forse anche di più.

Non ho che da raccontare, poiché vi sto dentro, non solo per il santo battesimo che sarebbe bene non mai dimenticare perché è fondamentale, unico e per tutti (e battesimo vuol dire professione della fede, innesto su Cristo Signore nostro tutto, Spirito Santo germe di vita e dinamismo continuo), ma anche per esser stato ordinato prete che ha molti e diversi significati a seconda della propria ecclesiologia. In quella un po' trionfalista dei primi anni prete per il potere, la qualifica, la distinzione (ma è una ecclesiologia che mi è durata poco), in quella carica di speranza durante gli anni del Concilio prete in ricerca con tanti problemi, in quella ministeriale e quindi il gusto di comprendere e di comunicare, in quella clericale con tutti i vizi e le virtù di un potere di questo mondo, nell'ecclesiologia agapica o della fraternità prete che si sorprende o si smarrisce.

Ma non c'è che da raccontare.

Ho cominciato all'Oasi di Sant'Agostino di don Giuseppe Ricca, uno dei tre preti inventori, precursori e un po' carismatici degli Anni '50 e oltre. Gli altri due sono don Giovanni Barra e don Giuseppe Guglielmino. Sono però arrivato all'Oasi dopo il periodo della sua prima origine, quando quel moderno caseggiato appiccicato alla roccia su cui regge la Visitazione non era più il rifugio dei profughi del Polesine o la casa di accoglienza per i più poveri del Quartiere, che era allora il più povero e il più degradato della città, ma un collegio-convitto per giovanissimi studenti di periferia. […] Convitto, dunque, ed io assistente. Allora si diceva e si ripeteva a iosa che il prete dei giovani doveva stare con i giovani in maniera più ampia e diretta possibile, come già avveniva all'Oratorio San Domenico e in altre parrocchie, ove i giovani arrivavano tutte le sere e non c'era Tv o conventicola clericale per il prete vice-parroco, tutto votato ai bambini, ai ragazzi e all'Oratorio. All'Oasi la permanenza fra questi adolescenti era piena.

(1.Continua) V.Morero, Pinerolo a memoria